L'officina dell'outsider

by Gianluca Parravicini

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Publisher: Gianluca Parravicini
Copyright: © 2008 © 2007 da Gianluca Parravicini Standard Copyright License
Language: Italian
Country: Italy
Download: 1 documents, 519 KB

Printed: 165 pages, 6" x 9", perfect binding, black and white interior ink

Description:

Un outsider che si racconta da outsider…..attraverso i suoi racconti, grattugiati con tutto quello che la vita finora gli ha offerto, sono storie impastate con una sostanza umoristica, affumicate sul braciere di una legnosa follia.

Keywords:


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Narrativa

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L'officina dell'outsider
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20 Nov 2007 (updated 20 Nov 2007)
by
Le sue parole sono momenti, descrivono una quotidianità "proletaria", vista dal basso attraverso gli occhi di operai, spazzini, autisti, donne delle pulizie, occhi umili e semplici che si ritrovano, loro malgrado, a guardare quella vita, quell'episodio, con una sorta di malinconia e arrendevolezza.
Ciò che mi ha colpito di lui è l'ironia, uno humour angloamericano che si palesa in frammenti alleniani, nella brevità delle frasi, nella semplicità, facendomi scoprire improvvisamente di leggere sorridendo.
All'inizio ho avuto l'impressione che la scrittura gli servisse per mettere a posto il suo passato ("Io, quello vero, ero quello che scriveva"): se stesso, il suo rapporto con la penna ("Ho sempre cercato di attrarre l'interesse altrui "fornicando" con le parole") e con la vita osservata con attenzione in tutte le sue sfumature. Poi ho capito che lui è un uomo che non può fare a meno di scrivere ("La poesia è tutto quello che ci portiamo addosso"), uno di quelli che annota i pensieri, i piccoli episodi quotidiani cui assiste, le facce, gli odori, i sapori che incontra. Li interiorizza, li fa suoi, li metabolizza per riprodurli sulla carta attraverso un punto di vista dolcemaro e ironico. E parla di sè, spesso, in prima persona o nascondendosi dietro i suoi personaggi, guardandosi dall'esterno e ridendo ("Mi sentivo osservato dalla vita" e "Mi rendo conto che non sono io ad essere entrato in un ambiente, ma è quell'ambiente che è entrato dentro di me"). Questo suo "esserci" mi trasmette la figura di un autore che non scrive per gli altri, non scrive per vendere, ma per "vedersi": "Gettavo l'immaginazione addosso alla realtà senza poi magari più riuscire a distinguerla, a volte mi perdo anche a pensare che forse io stesso sono frutto della mia immaginazione, mi diverte farmi pisciare addosso dalla filosofia".
Mi piace molto la sua leggerezza, il suo sorriso: "Io considero i miei racconti come delle case, possibilmente ospitali, nelle quali può entrare chiunque e naturalmente uscirvi, possibilmente riposato e magari rifocillato". Beh, sì, leggerlo è come essere suoi ospiti, essere accompagnati al lavoro, preparare una cena. Ci sarebbe qualcosa da sistemare, alcuni errori di battitura, alcune ripetizioni che vanno al di là dello stile personale. Tuttavia, davvero, mi rendo conto che questo libro mi ha fatto compagnia. Sul serio. Come un buon amico discreto.
Terminare di leggerlo è come assistere ad un concerto: la musica finisce ma, tu, resti seduto ad ascoltare.
Irene

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