ISBN: 978-1-84753-994-6
Publisher: Lulu.com
Rights Owner: pierluigi raccagni
Language: English
Country: Italy
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Printed:
224 pages,
6" x 9",
perfect binding,
black and white interior ink
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Description:
Il prof. Cantoni da Milano, che insegna storia e filosofia in un liceo durante gli Anni Settanta, indaga sulla morte di una sua studentessa.
Il suo investigare è anche un interrogarsi sulla storia, sulla filosofia, sul senso delle scelte di vita dei rivoluzionari in anni tragici, eroici, ma anche grotteschi e fasulli.
La sua rabbia, la sua voglia di vivere oltre l’apparenza e la corruzione, lo porteranno ad affrontare situazioni drammatiche, fino alle giornate di Genova e del G8.
Cantoni, che non vuol essere giudicato come la “meglio gioventù” che non c’è più, scopre che la verità è mostruosa.
Perché sta sotto gli occhi di tutti.
In vendita, ancora, nelle seguenti librerie a Milano:
Libreria del Giallo, via Peschiera 11, Libreria Centofiori via Indipendenza, Edicola - Libreria Piazza Diocleziano. Libreria Opicini a Levanto. PER IL SEGUITO DEL ROMANZO SCARICA GRATUITO LA VIE EN ROUGE: USCIRA' CARTACEO NELLE LIBRERIE SOPRACITATE E SU IBS.
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Reviews:
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Premetto che non l'ho letto.
Comunque il titolo non è male e conoscendo l'autore sicuramente qualcosa di interessante ci sarà.
Lo leggerò
Fabrizio Romeo
Sono venuta a sapere che finalmente il "mio"ex professore ha pubblicato un libro...Lo consideri già acquistato,e si aspetti una recensione al più presto!
Un abbraccio,Laura Zucchelli
ti ringrazio spero tuo gradimento ciao
Sembra una bella copia dell'inconcludenza di Moretti e una brutta copia dell'arrendevolezza di Pasolini. La parte del giallo è troppo marginale e il protagonista sembra vivere in un mondo dove tutto è schierato da una sola parte, confrontandosi sempre e solo con un nemico fantasma. C'è da lavorare ma non è un cattivo lavoro.
carissimo Gennaro
ti ringrazio dell'attenzione. Carlo Oliva di radio popolare( considerato un maestro della critica giallistico - letteraria), Diario, nonchè Riza e Secolo di genova la pensano in modo diverso. Quello che tu chiami scialbo per loro è linguaggio sobrio e scientifico. Ma va bene lo stesso. la critica è il sale della terra. Pier raccagni
Ciao,
seppur Harold Bloom l'avesse definito un capolavoro, il mio giudizio sarebbe rimasto quello. Aggiungo inoltre che, dati i manifesti orientamenti politici, godrai sempre di un bacino d'utenza limitato (si veda anche da quale humus provengono i critici che hai nominato), il che non vuol dire che schierarsi sia sempre negativo, ma c'è modo e modo di farlo, sempre naturalmente che tu abbia davvero il desiderio di renderlo un romanzo "universale" e non di nicchia.
In ogni caso, in bocca al lupo.
Caro Gennaro,
non posso che rallegrarmi del tuo interesse. Sono schierato, è vero, ma non per questo non accetto l'altro.
Se universale significa l'adesione al partito unico del conformismo, allora preferisco far parte delle minoranze bastonate. Ciao pierluigi raccagni
Ps Sono le Sacre Scritture, credo, che affermano che è meglio cercare i vivi fra i morti che i morti fra i vivi....
Attento, perché il tuo riferimento biblico può anche essere usato per affermare il contrario di ciò che intendi. Universale non significa banale o, come hai detto tu, conformista; universale è portare il proprio messaggio a tutti, indipendentemente dai propri schieramenti. Trovare un linguaggio che colpisca tutti anche per sostenere i punti di vista più estremi. Conformista è invece ciò che annoia tutti, il politically correct che si approva ma non si apprezza.
Un esempio classico è Sciascia: si può essere contrari alle sue ideologie ma nessuno potrà mai sfuggire al fascino delle sue opere.
Ed è proprio questo il guaio dell'attuale classe politica italiana che si definisce custode della cultura: escludere del tutto la controparte, evitare un confronto (non uno scontro), trovare nella cultura soltanto un'etichetta, una bandiera da difendere sino alla morte e da non spartire con nessun'altro, indipendendemente dal fatto di possederla davvero o meno. Infatti per molti (e sono sempre di più) quella cultura è solo una bandiera.
Siamo insomma ridotti ad una guerra civile tra guelfi e ghibellini, dove ci si schiera solo per nascita e ci si dimentica della propria comune terra natìa.
Sono d'accordo con te. Ma, converrai, il partito unico del conformismo ( Asor Rosa non è uno spovveduto) non è altro, scusa l'ideologia, che una sovrastruttura di interessi materiali comuni. In questo senso, credo,la guerra civile strisciante è una commedia, non una tragedia. Tragico è il genocidio culturale, la mancanza di solidarietà, il vendere la parola, ( pure scritta) come eterno e permanente talk- show: Il mio libro, una goccia davvero nel mare, non era contro nessuno in particolare. In questo era impotente, perchè non prevede prassi. Ciao