Epifanie

by Ian Delacroix

Copyright: © 2007 Ian Delacroix Standard Copyright License
Language: Italian
Country: Italy
  • Paperback book $8.20

Printed: 71 pages, 6" x 9", perfect binding, black and white interior ink

Description:

In una Praga notturna figure crepuscolari si inseguono e svaniscono. Cinque racconti, un unico filo conduttore e lo scenario gotico per eccellenza: la città delle ombre e degli alchimisti.


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Libri dell’orrore

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Epifanie
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5 May 2007
Epifanie è un gomitolo fantasmagorico di personaggi e luoghi, in una Praga al tempo stesso fantastica e - per chi ne ha vissute le notti - fedelmente dipinta e potentemente evocata.
L'Evocazione è appunto il potere di Ian Delacroix.
Leggendo Epifanie ci si sente proprio come il personaggio del primo racconto: afferrato da mani forti che ti rapiscono, emergono da effluvi mistici e spirali di nebbia e ti trascinano in un altrove seducente quanto terribile. Dove l'eleganza e la decadenza regnano su tutto. E leggi di una notte in cui il protagonista di ogni storia è l'epifania degli altri, dove le storie si incrociano e intrecciano i propri fili indissolubilmente.
Ian Delacroix ricama un linguaggio prezioso, raffinato, ma che non suona vecchio - è piuttosto un linguaggio fuori dal tempo. Un linguaggio ricco di simboli, ma non soltanto simbolico. E per quanto potente e volto soprattutto alla descrizione e nel dipingere l'atmosfera, efficace anche livello narrativo. Curatissimo, e musicale.
Non sono racconti "facili". I ritmi sono spesso molto rarefatti e non si prestano a una lettura superficiale. E' un libro che pretende l'attenzione del lettore, ma che senz'altro la merita tutta quanta.
Il racconto che più mi ha colpito è La collana di unghie, davvero terribile e, rispetto agli altri, secondo me più "sostanzioso".
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1 May 2007
Per addentrarsi nel teatro del burattinaio Ian bisogna essere determinati, perché i mondi che si aprono attraverso le sue parole sono lontani e polverosi, remote antichità che scavano nel passato e si tingono di oscura poesia. La prosa di cui si fa cantore, profumante odori ottocenteschi, non è infatti adatta a tutti i palati. È necessario munirsi di una meticolosa attenzione per saperla apprezzare sino in fondo, in ogni sua sfumatura e finezza narrativa.
Epifanie è un tortuoso viaggio nei meandri della Praga magica, una Praga dove convivono pittori demoniaci, meretrici dell’oltretomba, marionette senza fili, e quant’altro possa arricchire l’inusuale universo fiabesco tratteggiato dalla penna (niente Word, qui, si rovinerebbe l’atmosfera) di Ian.
Cinque racconti, ma in realtà solo uno. Cinque storie differenti che si intersecano l’una con l’altra, che avvolgono il lettore in uno scenario ormai dimenticato, e che lo costringono ad assaporare con curiosità crescente ciò che lega le varie vicende e i personaggi che prendono vita in esse. Un uomo non più in grado di distinguere la realtà dal sogno; un giovane troppo curioso, afflitto dall’ansia di toccare un prestigioso oggetto arcaico; un dipinto tanto importante quanto pericoloso; una donna alle prese con un lungo grido d’amore e di sofferenza verso l’uomo che non le è più accanto. Questi i temi toccati, dai quali tralascio volutamente il nocciolo centrale, che racchiude con intelligenza quanto accade nella Praga favolistica.
Le parole di Ian sono un flusso continuo di metafore idilliache, complesse e ricercate, capaci di creare immagini di strepitosa intensità. Il rischio, in questo caso, è quello di dare vita a una lettura lenta e noiosa (punti bui in cui, purtroppo, s’inceppa saltuariamente l’opera), ma il pericolo è tutto sommato raggirato da una superba prosa simbolica, che sa stupire per singolarità e pensieri evocati.
Epifanie ha dalla sua momenti di inconsueta bellezza narrativa (Rapsodia d’Autunno, Morta ma sognante), altri strutturati in maniera più lineare e convenzionale – mi si perdoni il termine assai poco adatto per il cosmo novellistico dell’autore – ma arricchiti da un multiverso di raffinatezze lessicali (La collana di unghie), e, ahimè, anche episodi in cui è protagonista un accenno di autocompiacimento un po’ troppo evidente e difficile da seguire, vista la sua natura monolitica (Mala Strana).
L’impressione che si ha poi, talvolta, è che manchi un piccolo approfondimento, un’indicazione descrittiva che permetta di comprendere con più soddisfazione cosa accade tra i vicoli della Praga misteriosa. Ma il fascino che sprigionano le figure letterarie di Ian, aiuta in un’immedesimazione singolare e seduttiva. La conoscenza artistica dell’autore, inoltre, è talmente sconfinata (i vari significati nascosti e le numerose citazioni all’interno dell’opera) che chi scrive può sognarsi di avere – e si sente, tra l’altro, davvero soggiogato nel dare una valutazione oggettiva che comunque premi tale cultura, ma lo dice sottovoce, in modo che non lo senta nessuno.
Epifanie è capace di trascinare nei mondi che imprigiona nelle sue pagine, sa ammaliare il lettore e ipnotizzarlo con la sua natura poetica e ambiziosa, e tanto dovrebbe bastare per soprassedere su alcune incertezze lacunose che, ne sono convinto, lasceranno presto il posto a nuovi incanti narrativi.

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