Se a Trento ci fosse il mare
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In questa tragica postmodernità i modi per smarrirsi sono innumerevoli, imprevedibili e crudeli. L'autore parla di una possibile salvezza senza illusorie vie di uscita. È una narrazione necessaria per molti, che si snoda lungo il percorso di una lenta pacificazione con se stessi e, forse, con gli altri non dovuta a terapeuti laici o religiosi, a incontri o a eventi eclatanti, a crisi risolutive e miracolistiche.
Un exemplum su come sia dato ricomporre in unità i frammenti di un’esistenza simile a quella di tanti, priva di traumi apparenti. Un’esistenza che approda a una banale infelicità, segnata dalla perdita di un rapporto armonico con le cose e con gli altri. Ferite che appartengono a molti: la difficoltà a reperire un’identità, lo spaesamento di chi non ritrova le cose al loro posto perché non riesce a collocare se stesso in un posto sentito “giusto”, gli interrogativi senza risposta, le tensioni trasformano la quotidianità nell’esperienza di una sottile, angosciante realtà.