Silvio Pellico è conosciuto per il suo libro di memorie, ma nel periodo risorgimentale era considerato anche un apprezzato autore sia di testi teatrali sia di poesie a carattere intimista e autobiografico.
Silvio Pellico ha avuto, infatti, poche, ma intense storie d’amore che ha saputo rievocare con toni, a volte appassionati, a volte nostalgici, nelle poesie della raccolta “Poesie inedite”, stampata a Torino nel 1837, ma anche nel vaudeville “La festa di Bussone”, scritto nel 1820 per l’attrice Teresa (Gegia) Marchionni.
Piero Maroncelli nella nota biografica, pubblicata insieme all’edizione parigina de Le mie prigioni, ricorda il primo amore dell’amico: un’adolescente torinese di nome Carlottina, morta a quindici anni, un amore delicato e innocente che il Pellico, chiuso nello Spielberg, ricordava ancora con tenerezza.
VERSI SCELTI TRATTI DALLE CANTICHE E DALLA TRAGEDIE DEL PELLICO CON UNA RICOSTRUZIONE DELLE SUE STORIE... More > D'AMORE.
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