Nell’immaginario collettivo occidentale, la Mongolia ha preso il posto che, negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, era occupato dal Tibet. Così come allora l’altopiano e le valli del Tetto del Mondo rappresentavano la Shangri-la di una generazione che cercava “altro” rispetto alla cultura europea ed americana, oggi le grandi pianure, le steppe, le distese desertiche del Gobi, le montagne dell’Altai, le popolazioni nomadi o seminomadi, costituiscono gli spazi di fuga di centinaia di migliaia di persone che, da tutto il mondo, confluiscono verso la Mongolia alla ricerca di spazi vuoti e silenzi.
Ma è questa la vera Mongolia? Questo libro si propone di uscire dagli stereotipi turistici dei grandi spazi, dei silenzi, dell’avventura comunemente utilizzati e pubblicizzati, per mostrare invece la faccia vera della vita quotidiana di un paese a cui l’Europa e gli Europei, senza saperlo, devono molto.