Non amo le mie poesie, ma non posso fare a meno di scriverle e alla fine le pubblico in giro, come se me ne vantassi. Eppure le guardo sempre con un po' di diffidenza: come qualcosa di cui farei meglio a disfarmi. Come un vizio inutile. Come una droga.
A volte scrivere poesie è un po’ come prendere appunti. Come creare un iper-diario delle emozioni quotidiane, quelle brevi ed intense da non riuscire a spiegarle a parole. L’idea pura, non ancora contaminata dalla ragione che cerca di codificarla e spiegarla, rendendola fruibile a chiunque. Resta lì, dolorosamente viva ed inutile, composta di immagini strappate alla corrente che le trascinava e rinchiuse per sempre.
Incastonate nella struttura cristallina di una teca virtuale, in cui a guardare attraverso si può scorgere il più incommensurabile vuoto o con un po’ di attenzione e fortuna (ma anche tanta voglia di riuscirci), il più inutile tutto, catturato nella sua fulminea... More > esistenza, un attimo prima di estinguersi per sempre.< Less