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Emanuele Palli

Sono alla quinta raccolta poetica. "Termine di paragone" è la mia opera più matura dove il precoce interesse per l'oriente si tramuta in tardiva nostalgia di un amore perduto: la relazione con una ragazza giapponese si riaccende nelle vie della memoria con una suggestione potente. L'inseguimento del passato nei luoghi dove si è svolto prende la forma di un'indagine ossessiva, un reportage che sconfina nel delirio, un'ossessione che somiglia all'inchiesta svolta da Orfeo nell'Ade per ritrovare la compagna del suo cuore musicale. Tante sono le similitudini tra il cantore greco e il moderno uomo altrettanto smarrito che insegue l'eco metafisica di quell'ombra nella mente finché non la sfiora in una danza d'addio che impietosirebbe anche gli dei degli inferi. Le poesie insistono su note di allarmante ricerca della figura amata fino a confondersi con domande filosofiche sulla direzione del tempo e la sua irreversibile fuga. Il libro sublima intense esperienze mentali, non è la solita romanticheria stucchevole, ma è un viaggio nei meandri della psiche, entro il mistero di un'interpretazione quasi eleusina dell'esistenza. Il protagonista non teme di apparire come uno stalker ambiguo sulla soglia di tempi ormai trascorsi, anche perché sa di essere l'unica vittima di una stagione irripetibile. L'obliqua ricaduta porta inaspettatamente alle origini del poetare, a quella fonte altissima in cui rinasce incorrotto il canto. E così la raggiunta solitudine solleva il poeta oltre ogni norma.